lunedì, maggio 07, 2007
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IMPRESE IN RETE

Archiviato da skyclad in: comunicare in azienda, web 20
Grazie alla recente diffusione della banda larga e all’abbattimento dei costi di accesso (abbonamenti e apparecchiature necessarie) buona parte delle imprese italiane, oggi, dispone di un accesso a Internet. Tra queste sono molte ad avere un proprio sito.
Eppure in Italia il concetto di “impresa in rete” stenta a decollare.
Troppe realtà (non solo piccole…) utilizzano la rete solo per esserci, perché non si può non avere quella voce che inizia per “www” all’interno del biglietto da visita. Un errore che rischia di lasciarle fuori dal mercato.
L’approccio alla rete di molte pmi è, fondamentalmente, sbagliato.

Per rendersene conto è sufficiente un breve viaggio attraverso Google o, ancora meglio, attraverso una ricerca mirata nei siti delle grandi directory come paginegialle.it.
Provateci davvero, cercate quasiasi cosa nella vostra città: che so mattonelle, stampa o magari comunicazione per vedere chi dovrebbe essere un po' più evoluto...
Il panorama è, in linea di massima, desolante. Fermo al 1996.
Noterete che un gran numero di siti è in uno stato di coma profondo. Vivo, in qualche modo.
Ma ridotto allo stato vegetale.
Il dominio viene rinnovato anno dopo anno pagando una piccola tassa, e questo è sufficiente per mantenere in vita il sito. Ma immaginate un sito contenente informazioni vecchie di mesi, notizie superate, contenuti che si disinteressano dei visitatori, grafica bizzarra, struttura difficilmente navigabile: che cosa ci può essere di più irritante?
La sopravvivenza di un tale sito non potrebbe portare che giudizi negativi sulla società che lo mantiene in vita.

Contenuti, grafica, interazione: gli utenti internet si fanno un’idea generale dell’azienda osservando anche questi aspetti. Se qualcosa stona o non è pienamente convincente passano alla prossima della lista.
La rete è ricca di alternative. Anche se poi, questi visitatori, normalmente non acquistano online l’opinione che si fanno guardando (e comparando) un sito con l’altro, chiedendo informazioni sui newsgroup, partecipando alle conversazioni sui blog o su altre reti sociali, questa opinione, nata dal basso e lontano dalle voci ufficiali, è più forte (e difficile da modificare) di ogni pubblicità vista, di ogni brochure letta e di ogni comunicato stampa aziendale. La rete ci insegna che le conversazioni che nascono e si sviluppano spontaneamente online sono il miglior potenziale che la rete stessa ci possa offrire.

Al di là della questione dell’immagine, un sito non in grado di sfruttare le potenzialità indica che la trasformazione in “impresa in rete” è ancora parziale. Parole come e-business, e-commerce, e-qualsiasialtracosa non sono da intendere come la pura presenza su internet (o, peggio, la conversione online del materiale informativo istituzionale)... si tratta, innanzi tutto, di una decisa presa di coscienza rispetto ciò che era il mercato prima della rete e ciò che il mercato è oggi grazie alla rete.

Che strano pensare a tutto questo "scollamento" tra chi già si sente stretto nelle nuove definizioni di web 2.0 e chi ancora non ha capito come interagire con il web 0.1

Una specie di digital divide dentro a sè stesso.
Un DD al quadrato... DD2, non suona neanche male...


venerdì, ottobre 21, 2005
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Archiviato da skyclad in: suggestioni, comunicare in azienda

POSTE ITALIANE

Ma io dico...
Avete notato spuntare negli uffici postali, come tanti funghetti gialli, le postazioni self-service?

Bene, penso sia un servizio eccezionale, efficiente e che permette di evitare lunghe code.
Questo fai-da-te è ormai entrato in parecchi ambiti della realtà quotidiana: stazioni ferroviarie, distributori, autostrade, e moltissimo altro ancora... perfino gli stessi storici bancomat, da cui è ora possibile gestire moltissime operazioni.
Finalmente il fai-da-te è arrivato anche negli uffici postali.

Ma allora, perché gli abili comunicatori di Poste Italiane hanno deciso di complicare tutto proprio con la comunicazione?

Per prima cosa il software. 
Da una postazione delle FF.SS. anche un bimbo di sei anni potrebbe essere in grado di prenotare una corsa in InterCity, grazie alla chiarezza del linguaggio e alla semplicità interpretativa del sistema di segni utilizzato.
Da una postazione delle PosteItaliane io non sono riuscito a pagare un normale bollettino.
Linguaggio specialistico, pieno di tecnicismi che forse solo un dipendente dell'ufficio postale potrebbe capire, segni grafici ambigui, bizzarro utilizzo del touch screen.

E poi, come se non bastasse: forse nel tentativo di agevolare le cose, sapete cosa hanno scritto nel cartello che vedere a fianco della macchina?
"Accetta solo RAV, 896 e 674". Un elogio alla chiarezza...

Cos'ho fatto, allora?
Sono andato timidamente a prendere il solito numerino (e anche su questo ne avrei da dire...) e mi sono messo, pazientemente, in coda.



mercoledì, luglio 20, 2005
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Archiviato da skyclad in: comunicare in azienda

IL CORPORATE BLOG

Tanto si è detto e tanto si dirà...
ma, specialmente in Italia, siamo ancora all'inizio.
Basta pensare che le aziende oggi parlano di blog nello stesso modo in cui parlavano dieci anni fa di siti web: superflui, tempo sprecato, roba da ragazzini smanettoni.

Negli Stati Uniti, alcune grandi aziende hanno intuito le potenzialità comunicative dei blog e non hanno perso tempo nel realizzarne propri, migliorando le relazioni con i clienti, aumentando la visibilità dell'azienda, agendo direttamente sulla sua "percezione", facilitando una favorevole diffusione delle informazioni, e tanto altro.

La coscienziosa gestione di un blog aziendale rende possibile stabilire con i propri stakeholder una relazione di fiducia.
Il corporate blogger, che non deve essere un professionista della comunicazione (o addirittura un pubblicitario!), oltre all'identità aziendale ne ha (ovviamente) una propria, ed è proprio grazie a questa che riesce a instaurare con i propri lettori un rapporto di fiducia, spesso personale.

Per meglio comprendere come le aziende e le organizzazioni debbano porsi nei confronti di questo nuovo dirompente strumento di comunicazione (la cosa mi tocca da vicino, ma di questo parlerò prossimamente...) ho fatto qualche ricerca e ne voglio condividere con voi alcuni aspetti.

-1-
Come prima cosa riporto tre (celebri) esempi pionieristici di grandi aziende che si sono tuffate nell'universo blog:
Martini e Rossi SpA (Bacardi Rum) 
Fiat SpA (Lancia Y)
Lavazza SpA (Lavazza Caffè) 
questi blog, però, sono senza voce. Le aziende sono state brave ad intravedere le potenzialità dello strumento ma non ne hanno fatto uno strumento interattivo ed espressivo. Le informazioni vengono subite, i commenti sono inesistenti e le voci, quando ci sono, sono voci finte (esiste veramente una Miss-Y? naah...).
Ma anche sul più recente TelcoNews (Vodafone): c'è tutto, pure la possibilità di commentare... ma non vi pare che assomigli più ad un freddo elenco di comunicati stampa??

-2-
Il blog, nelle sue espressioni più raffinate, può essere molto importante per l'azienda. Ma spesso, le aziende che sono arrivate a comprenderlo, pensano anche che il blog debba essere mantenuto sotto stretto controllo. Questo porta inevitabilemente ad uno sdoppiamento verso due marco categorie:
- blog aziendali (ufficialmente riconosciuti e controllati dall'azienda)
- blog personali/professionali (di dipendenti, spesso sconosciuti all'azienda anche se di successo)
Quindi per le aziende che hanno già fatto il primo passo, il secondo è quello di imparare a non avere paura dei contenuti (che comunque troverebbero altri modi per propagarsi).

-3-
Qualche utile informazione dalla rete:
Un manifesto dei blog aziendali, scritto da Robert Scoble (tecnico della Microsoft)
Appunti sparsi su come promuovere un blog aziendale
Una guida ai blog aziendali, scritta da Fredrick Wacka (CorporateBlogging.info)

-4-
((continua?))



mercoledì, giugno 15, 2005
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Archiviato da skyclad in: blog, scrittura, documentazione, comunicare in azienda

BLOGGING @ IBM

Dopo aver misurato il successo di qualche esperimento isolato, IBM ha deciso di lanciare una vasta operazione di blogging che coinvolgerà tutto lo staff: circa 320.000 persone saranno incoraggiate a partecipare attivamente alle conversazioni nelle comunità tecnologiche online.

Interessante anche il manuale delle linee guida, che non serve per mettere paletti o censurare determinati argomenti ma ha l'obiettivo di fornire alcuni chiarimenti riguardo il tono ed il comportamento in generale degli impiegati. Tra le varie, si chiede farsi sempre riconoscere dai lettori, di assumersi la responsabilità personale di quanto scritto, di citare le fonti, di rispettare il copyright, ...

Una mossa simile è già stata fatta, con esiti positivi, da altri giganti (p.es. Sun e Microsoft) ma è ancora cosa rara nelle grandi aziende che, continuando ad ignorare le tesi fondamentali del cluetrain, vigilano e guardano con ostilità i blog tenuti dai propri dipendenti, nelle paura di vedere svelati segreti aziendali o di avere problemi di immagine.

Evidentemente, nell'impulso di curare l'effetto e non la causa, pensano che quello che queste persone comunicano in altri contesti (dalla macchinetta del caffè al supermercato) sia sensibilmente meno rilevante...



lunedì, giugno 13, 2005
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commenti (5)

Archiviato da skyclad in: documentazione, comunicare in azienda

LA COMUNICAZIONE D'IMPRESA

Purtroppo non so chi sia l'autore di questo documento, ma vorrei complimentarmi per la pazienza e la precisione con cui sono stati raccolti, in ben 181 pagine, tutti i principali aspetti (spesso descritti nei minimi dettagli e con numerosi esempi) della comunicazione d'impresa.

Tra i vari argomenti si parla di identità, comunicazione interna, relazioni pubbliche, gestione della crisi, internet e l'impresa, scrivere i discorsi, ...
Un'ottima risorsa, specialmente per chi è alle prime armi,  da tenere sempre sottomano.