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IMPRESE IN RETE
Eppure in Italia il concetto di “impresa in rete” stenta a decollare.
Troppe realtà (non solo piccole…) utilizzano la rete solo per esserci, perché non si può non avere quella voce che inizia per “www” all’interno del biglietto da visita. Un errore che rischia di lasciarle fuori dal mercato.
L’approccio alla rete di molte pmi è, fondamentalmente, sbagliato.
Per rendersene conto è sufficiente un breve viaggio attraverso Google o, ancora meglio, attraverso una ricerca mirata nei siti delle grandi directory come paginegialle.it.
Provateci davvero, cercate quasiasi cosa nella vostra città: che so mattonelle, stampa o magari comunicazione per vedere chi dovrebbe essere un po' più evoluto...
Il panorama è, in linea di massima, desolante. Fermo al 1996.
Noterete che un gran numero di siti è in uno stato di coma profondo. Vivo, in qualche modo.
Ma ridotto allo stato vegetale.
Il dominio viene rinnovato anno dopo anno pagando una piccola tassa, e questo è sufficiente per mantenere in vita il sito. Ma immaginate un sito contenente informazioni vecchie di mesi, notizie superate, contenuti che si disinteressano dei visitatori, grafica bizzarra, struttura difficilmente navigabile: che cosa ci può essere di più irritante?
La sopravvivenza di un tale sito non potrebbe portare che giudizi negativi sulla società che lo mantiene in vita.
Contenuti, grafica, interazione: gli utenti internet si fanno un’idea generale dell’azienda osservando anche questi aspetti. Se qualcosa stona o non è pienamente convincente passano alla prossima della lista.
La rete è ricca di alternative. Anche se poi, questi visitatori, normalmente non acquistano online l’opinione che si fanno guardando (e comparando) un sito con l’altro, chiedendo informazioni sui newsgroup, partecipando alle conversazioni sui blog o su altre reti sociali, questa opinione, nata dal basso e lontano dalle voci ufficiali, è più forte (e difficile da modificare) di ogni pubblicità vista, di ogni brochure letta e di ogni comunicato stampa aziendale. La rete ci insegna che le conversazioni che nascono e si sviluppano spontaneamente online sono il miglior potenziale che la rete stessa ci possa offrire.
Al di là della questione dell’immagine, un sito non in grado di sfruttare le potenzialità indica che la trasformazione in “impresa in rete” è ancora parziale. Parole come e-business, e-commerce, e-qualsiasialtracosa non sono da intendere come la pura presenza su internet (o, peggio, la conversione online del materiale informativo istituzionale)... si tratta, innanzi tutto, di una decisa presa di coscienza rispetto ciò che era il mercato prima della rete e ciò che il mercato è oggi grazie alla rete.
Che strano pensare a tutto questo "scollamento" tra chi già si sente stretto nelle nuove definizioni di web 2.0 e chi ancora non ha capito come interagire con il web 0.1
Una specie di digital divide dentro a sè stesso.
Un DD al quadrato... DD2, non suona neanche male...



















