L'ASCIUGATURA (DEI TESTI)
Vi sarà spesso capitato, nella vita, di dover fare un riassunto. Ovvero "depurare" un testo di tutto quanto ritenuto in qualche modo superfluo o non necesario per l'obiettivo, fino ad ottenere un testo sensibilmente più breve dell'originale (successivamente accantonato e dimenticato).
Quante volte ai tempi della scuola ci si dividevano, tra compagni (eccezion fatta per i secchioni), le pagine di un libro ed il giorno dopo si procedeva con lo scambio dei riassunti!
(a pensarci bene si trattava di una inconsapevole applicazione collaborative learning tra i membri di una comunità d'apprendimento... vabbé, questo è un altro discorso!)
E che dire, poi, dei Bignami?
E di quelli che compravano il Bignami e poi ne facevano un riassunto?!
Il linguista e psicoanalista ungherese Ivan Fónagy in
La ripetizione creativa (Bari, Dedalo 1982) riferisce:
"Le domeniche pomeriggio, a Budapest, nel 1950, ci siamo divertiti, con qualche amico, a fare indovinare, fonema per fonema, i primi capoversi dell’articolo di fondo di un giornale per determinare, nella loro continuazione, il rapporto fra i fonemi indovinati e i fonemi indicati. Risultò che bastava comunicare 29 fonemi su 100 perché la persona che era con noi potesse indovinare il resto. Ciò ci ha permesso di trarre la conclusione che il 71 % del testo era ridondante. Stavamo quasi per riscoprire la teoria di Shannon, che allora non conoscevamo.
Spesso il linguaggio poetico viene caratterizzato in base alle costrizioni supplementari che si aggiungono a quelle che sono implicate dalla lingua. Ci si dovrebbe perciò aspettare che, nel corso di un gioco analogo, i soggetti del test indovinassero ben più che 71 lettere su 100 di una poesia scritta nella loro lingua materna. Ma accade il contrario: dovevamo indicare 61 fonemi su 100 perché potessero indovinarne 39".
La conclusione (provvisoria) di Fónagy fu la seguente:
"Da un punto di vista morale, la ridondanza del linguaggio quotidiano è un’ipocrisia, giacché, dandosi le arie di voler evitare le ripetizioni, si serve di frasi prefabbricate (si ripete la parola degli altri); il linguaggio poetico, invece, maschera la novità delle idee che esprime mediante ricorrenze evidenti [...]"
La conclusione che possiamo trarre è che occorre essere informativi (non ellittici), ma anche essenziali (non indulgere nella ridondanza delle frasi prefabbricate o sovrabbondanti).